Puccini e il pianoforte
Poco prima di morire, Giacomo Antonio Domenico Michele Secondo Maria Puccini scrive ad un amico: “Dio onnipotente mi toccò con il mignolo e mi disse : “Scrivi per il teatro. Ricordatene, solo per il teatro.” Ed io ho obbedito a quel supremo comandamento”. Adeguatosi al volere divino, compone opere tra le più popolari mai scritte e guadagna un paio di miliardi, ne gioca buona parte a poker, soddisfa la sua passione per le donne facili, le barche e le macchine potenti e, soprattutto, stermina la popolazione di anitre selvatiche presente intorno alla sua villa di Torre del Lago. Ecco il breve riassunto della vita di Puccini, che si definisce “un potente cacciatore di uccelli selvatici, libretti d’opera e belle donne” e che dice “Pensate un po’! Se non fossi capitato per caso a occuparmi di musica non sarei mai riuscito a fare niente al mondo!”
Giacomo Puccini quindi dedicò non molte attenzioni al pianoforte, ma ottenne risultati comunque interessanti e dalle svariate sfaccettature nei sei brani (ovvero tutte le sue composizioni per pianoforte note) che vi presento qui di seguito.
Alcune Danze per pianoforte (Allemanda, Corrente, Gavotta - quest'ultima utilizzata in Tosca) circa del 1880/81, inizialmente credute composizioni di Giacomo, sono state di recente attribuite a Michele Puccini.
Anche la produzione strumentale di Puccini è, purtroppo, molto limitata, quasi tutta prodotta negli anni della giovinezza e destinata agli archi: tre Fughe, nate forse dal desiderio di confrontarsi con questa antica forma musicale, tre Minuetti, inseriti poi in Manon Lescaut, lo Scherzo in la minore, riutilizzato in seguito in un’ampliata veste sinfonica ne Le Villi, ed il Quartetto in re maggiore, del quale lascia solamente il primo movimento.Più avanti scrive ancora Crisantemi, struggente “composizione per quartetto eseguita da Campanari con gran successo al Conservatorio e a Brescia. L’ho scritta in una notte per la morte di Amedeo di Savoia” che diventa successivamente la base per la parte più importante dell’ultimo atto di Manon Lescaut.
Potrete ascoltare i vari brani vedendo anche i films ad oggi disponibili con Giacomo Puccini
Ed ecco le sei composizioni per pianoforte conosciute
ADAGIO in La maggiore
Inedito ed il cui autografo è conservato nella Biblioteca dell'Istituto Musicale "Luigi Boccherini" di Lucca fu presumibilmente composto a Milano nel 1881/82, durante gli anni in cui Puccini studiò al Conservatorio di quella città.
Il tenero disegno melodico della composizione, realizzato con una scrittura che potrebbe richiamare alla mente alcuni tempi lenti di Muzio Clementi, venne ripreso dal Compositore Lucchese, che lo rese più rapido e leggero, nella sua prima opera Le Villi (nel ballo iniziale e nel II atto)
Inoltre uno spunto melodico venne anche riproposto nel suo Preludio Sinfonico in La maggiore.
PICCOLO VALZER Con ondulazione
Segue un lungo silenzio, e nel settembre 1894 un Piccolo Valzer di Puccini è pubblicato su un numero speciale del Periodico “Armi e Arte, Rivista Militare, Letteraria e Sportiva”.Il grande musicista lo scrive, su invito del Re d’Italia, per "la consegna della bandiera di combattimento alla corazzata Umberto I” nel porto di Genova.
Si tratta di quattro note buttate giù a Torre del Lago il 9 settembre 1894 ispirate dall'ondeggiare della barca sul Lago di Massaciuccoli, dove Puccini amava pescare, e presto dimenticate.
Non sa ancora che sarà una prima idea musicale per la sua opera più amata.
Passano due anni e si accinge a scrivere la Bohème. Evidentemente si ricorda di quelle “quattro note”, le aggiusta, ricolora, rimodella: ne viene fuori uno dei momenti più belli dell’opera, “Quando m’en vo soletta”, meglio conosciuto come Valzer di Musetta, pagina amata in particolar modo da Arturo Toscanini, che dirige in prima mondiale l’opera al Teatro Regio di Torino nel 1896.
Il legame tra il grande direttore e Puccini è pieno di alti e bassi. Durante un periodo di guerra fredda, il compositore invia a Toscanini un panettone per Natale; subito dopo si ricorda che in quel periodo non si parlano e gli invia un telegramma “Panettone mandato per errore. Puccini”. Arriva la risposta: “Panettone mangiato per errore. Toscanini”
La versione pianistica conserva tutto il suo originario intimo fascino ed il carattere di intensa ed ondulante semplicità
SCOSSA ELETTRICA Marcetta brillante
Ancora a un'occasione estemporanca: si tratta di una Marcetta brillante, brano molto diverso dalle altre composizioni pianistiche, che Puccini scrisse nel 1896, su commissione del Comitato dei Telegrafisti per celebrare il Centenario dell'invenzione della Pila elettrica da parte di Alessandro Volta, e fu pubblicata, in tale occasione, dalle Officine G. Ricordi di Milano.
Puccini, appena uscito da Bohème, si abbandona ad un'inventiva ammiccante e caricaturale, ad un gusto francesizzante quasi da café chantant, raggiungendo anche sonorità fragorose
Nella successione di facili episodi con ripresa, la solennità dell'evento è stravolta in un brioso inno alla civiltà della luce, come farà di li a poco il celebre Ballo Excelsior.
Il brano fu anche trascritto, ed era naturale, per Banda.
FOGLIO D'ALBUM
PICCOLO TANGO
Alcuni storici musicali dicono essere stati composti nel 1907, il primo di ritorno dagli Stati Uniti e l’altro dall’Argentina.
Altri ritengono che potrebbero risalire al 1910, forse durante il soggiorno di Puccini a New York per la prima de "La Fanciulla del West".
Di essi non si hanno ancora notizie sicure, anche perché furono pubblicati curiosamente negli Stati Uniti solo nel 1942 (per dovere di cronaca devo dire questo ha fatto dubitare qualcuno della loro autenticità).
Potrete constatare che in questi due brevi schizzi, ben lontani dal suo stile, Puccini dimostra di essere una personalità singolare, sempre interessata dalla scoperta di nuove forme musicali.
In particolare il Piccolo Tango è una sorpresa, quasi un divertimento sulla danza in voga agli inizi del secolo.
Il compositore ha modo di conoscere questo nuovo “genere” che ha appena visto la luce a Buenos Aires (il vero tango si svilupperà intorno al 1920) e, immediatamente affascinato, cerca di rendere indelebile, con l’aiuto del pentagramma e alla sua maniera, il ricordo delle sensazioni provate così lontano da casa
Il Foglio d'Album è una delicata pagina, quasi un'improvvisazione salottiera, in cui una sommessa vena di danza s'intreccia con piccoli spunti di sapore debussiano
PEZZO PER PIANOFORTE (Calmo e molto lento)
Ultimo omaggio pucciniano al pianoforte, fu scritto a Torre del Lago nel 1916 e pubblicato in un fascicolo edito in favore delle famiglie dei caduti della Prima Guerra Mondiale.
Si tratta di una cupa composizione, di sole 16 battute, di una pagina carica di profonda tristezza e ricca di un enigmatico fascino, che va verso la conclusione con una sempre più evidente dilatazione del tempo e dei suoni verso il registro grave della tastiera, quasi a scomparire tra gli abissi.
assorta e malinconica, in cui invano si ricercherebbero le espansioni liriche del più tipico Puccini, giocata com'è su un frammento melodico "a salice piangente" di due sole misure, pudicainente trasferito all'ottava superiore e poi ricondotto al registro iniziale.





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